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Storia

Terra di antichi imperi risalenti agli ultimi secoli del primo millennio a.C., l'Etiopia ha una storia appassionante, ricca di grandi re e imperatori. Una delle poche nazioni africane a sfuggire alle ambizioni coloniali europee, l'Etiopia mantenne la propria sovranità e indipendenza fino al XX secolo inoltrato, e precisamente finché le forze italiane comandate da Mussolini la invasero nel 1935. Fu durante questo periodo che il famoso imperatore Hailé Selassié proiettò l'Etiopia alla ribalta globale, guidandola oltre le tribolazioni della Seconda Guerra Mondiale sul cammino della modernizzazione e delle riforme.

Geografia e clima

L'Etiopia occupa la maggior parte del Corno d'Africa, sulla costa nord-orientale del continente, ed è il decimo paese dell'Africa per superficie. Diviso a metà dalla Grande Fossa Tettonica, il territorio etiope è dominato da grandi altopiani e irregolari catene montuose. Data la sua posizione a cavallo della placca tettonica africana, che si sta spaccando in due da milioni d'anni, non sorprende che nel corso della sua storia l'Etiopia sia stata squassata da parecchi terremoti. Il paese comprende anche molte decine di vulcani attivi e non, tra cui Erta Ale, uno dei pochi vulcani al mondo sormontati da un lago di lava permanente. Il clima è molto vario, per quanto la nazione faccia parte di una regione tropicale con piogge intense durante la stagione estiva dei monsoni seguite da un inverno asciutto e temperato.

Origine dello sviluppo umano

La Grande Fossa Tettonica che taglia a metà l'Etiopia è stata considerata a lungo il luogo di nascita dell'umanità. Al suo interno sono stati scoperti numerosi reperti fossili, in particolare il famoso scheletro di "Lucy", che risale a circa tre milioni di anni fa. Questi antichi ominidi in seguito si sono evoluti nei primi Homo sapiens, presenti in piccoli gruppi in tutta l'Etiopia più di 100.000 anni fa.

Preistoria

Già 10 millenni prima di Cristo l'Etiopia era abitata da popoli tribali che si sostenevano con forme primitive di agricoltura e allevamento. Più tardi, durante l'apice della civiltà degli antichi Egizi, mercanti di entrambe le nazioni stabilirono rotte commerciali per scambiare oro, ossidiana, avorio e altri materiali preziosi. Questi antichi abitanti dell'Etiopia, che vivevano nella misteriosa Terra di Punt, svilupparono molte delle pratiche agricole che ancora oggi fanno parte della cultura etiope.

I primi regni

Il potente impero di Axum fu il più avanzato degli antichi regni etiopi, e come tale è ben documentato dalle fonti storiche, ma questo non toglie che sia anche avvolto dalla leggenda. Fondato intorno al IV secolo a.C., nel corso dei cinquecento anni successivi Axum divenne un potente centro di commercio. Incenso e mirra, prodotti preziosi ricavati da alberi molto diffusi in Etiopia, potarono grande ricchezza alla città e alla popolazione di Axum. L'esportazione di questi prodotti, a cui si univano avorio e metalli preziosi, fece sì che Axum entrasse a fare parte integrante della rete commerciale fra Egitto, Roma e India: l'economia locale fiorì a tal punto che, per supportarla, la città cominciò addirittura a battere una propria moneta.

Secondo la leggenda il grande impero cadde dopo secoli di prosperità a causa di una regina ambiziosa di nome Gudit. La storia racconta che Axum era stata a lungo una roccaforte della cristianità: Gudit, regina ebrea, avrebbe devastato il territorio e assassinato la famiglia reale per poi insediarsi sul trono. Sebbene le fonti sulla vita di Gudit e sul suo breve dominio siano ambigue e controverse, è certo che il declino di Axum sia coinciso con il presunto arrivo della regina, nel X secolo d.C.

La dinastia Zagwe, stabilita all'inizio del XII secolo, fu la prima al comando di un impero che avrebbe mantenuto il controllo della nazione fino al XX secolo inoltrato. La dinastia Zagwe restò al potere per poco più di un secolo, ma in quel breve lasso di tempo contribuì grandemente alla diffusione del cristianesimo in Etiopia, un aspetto che avrebbe giocato un ruolo fondamentale nel futuro del paese.

Ritorno della dinastia di Salomone

Nel 1270 d.C. il regno dell'imperatore Yekuno Amlakla diede il via alla dinastia Salomonide, che avrebbe governato l'Etiopia per secoli. I monarchi di questa discendenza facevano risalire il loro lignaggio al grande re biblico Salomone e alla sua regina, Makeda. La leggenda racconta che nel X secolo a.C. Makeda fosse in viaggio dal suo regno di Saba (corrispondente a una parte dell'odierna Etiopia) verso Israele, allo scopo di apprendere da re Salomone, famoso per la sua saggezza. Sebbene i resoconti forniscano versioni diverse circa la sua relazione con Salomone, Makeda in seguito diede alla luce un figlio, Menelik. Dopo essere stato educato alla corte di Salomone, Menelik sarebbe tornato in Etiopia portando con sé, come dono del padre, la leggendaria Arca dell'Alleanza. Menelik I regnò intorno al 950 a.C. e fu l'origine della stirpe biblica che i successivi imperatori d'Etiopia avrebbero rivendicato come sacra.

2.000 anni dopo il regno di Menelik, Yekuno Amlak sostenne di aver ricostruito il proprio albero genealogico e di far risalire le sue origini direttamente al leggendario imperatore e ai suoi genitori. Questa nuova dinastia Salomonide mantenne il potere in Etiopia per più di cinque secoli, interrompendosi solo con l'avvento di Hailé Selassié negli anni '70 del Novecento. Grazie anche al pieno supporto della potente chiesa ortodossa etiope (che ancor oggi sostiene di custodire la leggendaria Arca dell'Alleanza), gli imperatori salomonidi poterono contare su una relativa stabilità, nonostante un certo numero di tentate incursioni dall'esterno.

L'invasione islamica

Verso la metà del XVI secolo l'Etiopia confinava con una nazione in rapida ascesa, il Regno Islamico di Adal. Sul trono di Adal c'era Imam Ahmad Gargn, noto con il soprannome di "il conquistatore". Nel 1529 Imam Ahmad diede inizio a una guerra santa contro i cristiani d'Etiopia, scatenando un grande conflitto che infuriò per quasi 15 anni. Ahmad riuscì quasi nel suo intento di spazzar via l'intero regno nemico, impadronendosi di grandi porzioni di territorio etiope.

Dopo aver sofferto grandi perdite, l'impero etiope fu costretto a chiedere aiuto ai portoghesi per respingere gli eserciti islamici. Nei decenni precedenti esploratori e missionari erano giunti in Etiopia dal Portogallo con lo scopo di convertire la popolazione al cattolicesimo romano, e dal canto suo il Portogallo stava già combattendo una guerra contro gli islamici ottomani. Dopo un lungo conflitto, che alla fine spinse gli stessi ottomani a schierarsi in aiuto del regno di Adal, la guerra terminò nel 1543 in seguito alla morte di Imam Ahmad e del generale portoghese Cristóvão da Gama. L'Etiopia poté finalmente recuperare dalle ferite della guerra, ma la rapida diffusione del cattolicesimo nelle regioni vicine portò instabilità interna, con la chiesa ortodossa etiope che faticava a mantenere una presa salda sulla nazione.

L'età dei Principi

Il periodo del XVIII secolo noto come Zamana Mesafent, o "Età dei Principi", fu contrassegnato da una quasi continua turbolenza politica. Il consolidamento di fazioni religiose opposte, insieme alle costanti dispute regionali, portò al collasso del governo centrale. Innumerevoli battaglie scoppiarono tra principi, signori della guerra e nobili, ognuno dei quali voleva dividere la regione per aumentare il proprio potere personale. Il popolo etiope cercava di sopravvivere in mezzo a questa tempesta di futili conflitti.

L'imperatore che pose finalmente termine all'Età dei Principi, Kassa Hailu, salì inizialmente alla ribalta come fuorilegge e bandito. Kassa Hailu aveva ammassato una grande ricchezza e organizzato un esercito attraverso il contrabbando, e si era guadagnato il favore del popolo dividendo le sue ricchezze con i poveri. Dopo aver unito diverse province ed essersi assicurato un grande seguito, nel 1855 Hailu fu incoronato imperatore con il nome di Twedoros II. Sotto il suo regno, considerato da molti l'inizio dell'epoca moderna per l'Etiopia, la nazione ritrovò finalmente la stabilità.

Hailé Selassié

Il più famoso dei grandi imperatori d'Etiopia è forse Hailé Selassié, che salì al trono nel 1930 e nel giro di poco tempo riuscì a imporre l'Etiopia e il suo popolo sul palcoscenico del mondo. Durante il suo regno Selassié si mosse con vigore per abolire la schiavitù, un obiettivo molte volte propugnato, ma mai raggiunto dai suoi predecessori. L'imperatore Selassié si occupò anche di modernizzare la nazione e di porre fine a molte delle tradizioni feudali ancora praticate in Etiopia.

Occupazione italiana

Nel 1935 il regime fascista guidato da Benito Mussolini invase l'Etiopia nel tentativo di annetterla come provincia. L'Etiopia non poteva respingere l'attacco di una potenza militare così preponderante; nel 1936 Mussolini poté così proclamare l'esistenza di un Impero Italiano, che includeva i territori etiopi occupati. Durante questo periodo Hailé Selassié fu costretto all'esilio e si rifugiò in Gran Bretagna. Selassié portò il caso dell'Etiopia di fronte alla Lega delle Nazioni, tra le altre cose criticando fortemente l'uso del gas (iprite) contro i soldati e la popolazione etiope. Nonostante le sue accorate invocazioni, gli aiuti internazionali si fecero desiderare e dovettero passare anni prima che l'Inghilterra, all'inizio della Seconda Guerra Mondiale, liberasse il territorio etiope dall'occupazione italiana nel corso della campagna dell'Africa Orientale. In seguito alla sconfitta dell'Italia Hailé Selassié tornò sul trono come imperatore d'Etiopia: avrebbe regnato quasi 40 anni prima di essere deposto con la forza.

Il Derg

Nel 1974 un colpo di stato militare dei comunisti pose fine al potere di Hailé Selassié, che venne imprigionato all'interno del palazzo reale. Il gruppo che l'aveva deposto, noto come Derg, formò il Governo Militare Provvisorio dell'Etiopia Socialista e prese a governare con pugno di ferro. Selassié morì durante la prigionia in circostanze misteriose che ancor oggi sono oggetto di accese controversie. Tuttavia il Derg e i suoi ideali comunisti non erano accettati universalmente, tanto che il colpo di stato segnò anche l'inizio della Guerra Civile Etiope. Questo grande conflitto, che durò 15 anni, costò la vita a molte centinaia di migliaia di innocenti. Nel 1991 il Fronte Democratico Rivoluzionario del Popolo Etiope riuscì finalmente a rovesciare il governo, promulgare una nuova costituzione e promuovere libere elezioni democratiche.

L'Etiopia odierna

Oggi il paese è ufficialmente denominato Repubblica Federale Democratica d'Etiopia. Come seconda nazione più popolosa d'Africa, si trova ad affrontare una serie di gravi problemi socio-economici. L'isolamento geografico, comune in molte parti del paese, ha reso difficile fornire a tutti istruzione, assistenza sanitaria e, in molti casi, i beni necessari alla sopravvivenza. Sebbene si tengano elezioni con più partiti, la corruzione è un problema costante: inoltre in anni recenti il governo ha ricevuto una condanna internazionale per l'uccisione di manifestanti che protestavano e di alcuni membri del partito di opposizione.

Fattoidi

Il calendario utilizzato in Etiopia, il Ge'ez, è basato sul calendario copto sviluppato nell'antico Egitto. Grazie al Ge'ez, l'Etiopia è l'unica nazione al mondo che può vantare 13 mesi.

Secondo la leggenda l'effetto stimolante del caffè è stato scoperto per la prima volta in Etiopia, quando un guardiano di capre di nome Kaldi osservò che gli animali si agitavano come pazzi dopo aver mangiato le bacche di una pianta.

La capitale dell'Etiopia, Addis Abeba, è una delle più alte del mondo con i suoi 2.400 metri sul livello del mare.