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Storia

È impossibile stimare l'impatto della civiltà greca sulla cultura e la storia dell'Occidente. La Grecia classica ha dato i natali ad alcuni dei più grandi artisti, filosofi, scienziati, storici, drammaturghi e condottieri che il mondo abbia mai conosciuto. I suoi guerrieri e coloni hanno portato la cultura della Grecia in tutto il Mediterraneo e nel medio ed estremo oriente. I loro eredi, i Romani, ne hanno ulteriormente diffuso il pensiero in tutta Europa. Da lì la cultura greca avrebbe in seguito attraversato l'oceano fino al Nuovo Mondo.

Ai pensatori greci si attribuiscono una quantità impressionante di scoperte e invenzioni, tra cui la prima rappresentazione teatrale, il primo trattato storico e la prima opera filosofica. I Greci hanno regalato all'Occidente il primo evento sportivo di cui si abbia notizia, il primo poema e il primo edificio dedicato al teatro. In politica, i Greci hanno creato la prima democrazia e la prima repubblica. L'influenza greca è ancora ben presente nel mondo di oggi: i dottori pronunciano il Giuramento di Ippocrate e gli architetti osservano le forme classiche per trovare ispirazione. Si può dire che la civiltà occidentale affondi le sue radici nella Grecia classica.

Territorio

La Grecia occupa un'ampia e lunga penisola che dai Balcani si inoltra verso sud nel Mediterraneo, tra lo Ionio e l'Egeo. La penisola è quasi tagliata in due dal golfo di Corinto, che si apre nello Ionio e attraversa tutto il paese lasciando solo un sottile istmo di terra tra nord e sud. La Grecia è piuttosto montagnosa: le strette vallate fertili sono separate da colline accidentate e alti picchi. Nelle pianure vicine alla costa le estati sono calde e gli inverni miti, ma sulle montagne non è raro che nevichi.

Storicamente, il Mar Egeo è sempre stato un "lago greco". La Grecia classica ha dominato le centinaia di piccole isole che costellano l'Egeo, oltre alle rocciose coste dell'Anatolia (Turchia) subito a est.

I Micenei

Dei primi abitanti della Grecia non sappiamo molto. Furono tutti sterminati durante l'età del bronzo, intorno al 1900 a.C., quando un'ondata di tribù micenee si spostarono in Grecia dai Balcani. Per 500 anni i nuovi abitanti furono dominati quasi interamente dalla civiltà minoica; intorno al 1400 a.C. i Micenei riuscirono a liberarsi dell'influenza di Creta. L'Iliade e l'Odissea di Omero risalgono al periodo miceneo. Nonostante il testo sia stato modificato attraverso i secoli, ancor oggi i versi ci permettono di gettare uno sguardo sulla politica, la guerra, la religione e la vita quotidiana nell'epoca micenea.

La civiltà di Micene crollò di colpo nel 1100 a.C. per ragioni ancora dibattute: è probabile che la loro estinzione sia da collegare a un nuovo gruppo di immigrati provenienti dal nord, i Dori. I tre secoli successivi al collasso miceneo sono noti come il "Medioevo greco". Di questo periodo rimangono ben poche fonti storiche.

Il periodo arcaico

A metà del VII secolo cominciò quello che è stato definito il "periodo arcaico". I primi registri scritti arrivati a noi risalgono a quest'epoca; il linguaggio miceneo però era andato perduto da tempo, così i Greci presero in prestito l'alfabeto fenicio, modificandone leggermente le lettere.

La prima data registrata nella storia greca corrisponde al 776 a.C. e indica l'anno in cui si sono tenuti i primi giochi olimpici. Sembra che queste prime Olimpiadi abbiano offerto un solo evento sportivo, una gara di atletica su una distanza di circa 200 metri, vinta dal cuoco Corebo di Elide. Da quella prima volta i giochi si tennero ogni quattro anni. Nel corso dei decenni successivi vennero aggiunti altri eventi: corsa sui 400 metri, maratona, lotta, lancio del giavellotto e del disco; successivamente pugilato e corsa con i carri.

La colonizzazione greca

Il periodo arcaico è stato contrassegnato da una grande espansione greca. Molte comunità inviarono coloni sulle isole dell'Egeo e lungo le coste del Mediterraneo orientale. Il motivo preciso per cui tanti greci abbiano deciso di lasciare le loro case per formare colonie non è chiaro: alcuni pensano che la motivazione principale fosse l'ambizione, dato che era facile pensare di fare fortuna lontano dalla patria, mentre altri storici ritengono che la pressione demografica sia sicuramente responsabile almeno di una parte delle migrazioni. Nel corso dei secoli i Greci fondarono colonie sulla costa del Nordafrica, in Sicilia, Italia continentale, Anatolia, Egitto e Medio Oriente. Le colonie tendevano a essere indipendenti, ma in genere mantenevano stretti legami con la città di provenienza.

L'ascesa della polis

Per indicare una città-stato della Grecia antica si usa il termine "polis". Tradizionalmente il termine indica un'unità politica simile all'Atene classica, ovvero un grande città centrale che domina un gruppo di insediamenti vicini molto più piccoli, ma può anche denotare un gruppo di città alleate prive di autorità centrale ben definita (questo è il caso di Sparta). Entrambe le forme cominciarono ad apparire nell'VIII secolo a.C. Alcuni storici ritengono che le città più grandi si siano sviluppate intorno a templi religiosi, mentre altri pensano che i Greci si siano ispirati ai Fenici, che avevano sviluppato organizzazioni politiche simili per molti anni.

Ogni polis aveva la sovranità di se stessa e rispondeva solo ai propri cittadini. Sebbene i cittadini di tutte le città-stato condividessero lo stesso linguaggio, storia e nazionalità (greca, naturalmente), questo non impedì loro di litigare costantemente e continuare a dichiararsi guerra. Talvolta le polis si univano per combattere un nemico comune, ma ogni alleanza fu sempre sciolta immediatamente dopo la crisi.

Le città-stato dominanti erano quattro: Corinto, Tebe, Sparta e Atene. Di queste, le più potenti erano Sparta e Atene. La battaglia per la supremazia tra queste due polis arrivò a scuotere violentemente la Grecia.

Gli Spartani

La città di Sparta era posizionata nel centro della Grecia meridionale, in un'area relativamente povera e di difficile accesso. Nell'VIII secolo a.C. Sparta entrò in guerra con la vicina Messenia ed emerse vittoriosa, conquistandola e riducendo in schiavitù i suoi abitanti, che presero il nome di "iloti". Gli iloti non si rassegnarono alla loro condizione e successivamente tentarono diverse ribellioni. Per tenere a bada i suoi schiavi la società spartana divenne sempre più militarizzata. Ogni cittadino maschio doveva lasciare la sua casa ed entrare nell'esercito a un'età estremamente giovane. I soldati spartani erano molto disciplinati e non conoscevano praticamente la paura. Costituirono la migliore fanteria della Grecia.

Gli Ateniesi

Atene è posizionata nel sud-est della Grecia, nella regione ricca e fertile chiamata Attica. In netto contrasto con Sparta, Atene era una grande potenza navale. I cittadini si dedicavano all'arte, alla cultura e al sapere piuttosto che a un'austera vita militare (ma bisogna comunque notare che anche gli Ateniesi possedevano schiavi e non si tiravano certo indietro quando avevano l'occasione di conquistare una città rivale per saccheggiarla).

Alla fine del VI secolo a.C. Atene era dominata dal tiranno Pisistrato, a cui succedettero i figli. Un aristocratico ateniese chiese al re spartano Cleomene I di aiutare i cittadini a rovesciare i tiranni; dopo aver fatto questo, però, il re mise al loro posto un sovrano fantoccio. Per tutta risposta gli Ateniesi lo cacciarono e formarono un nuovo governo in cui tutti i cittadini (escluse le donne e gli schiavi, naturalmente) avrebbero condiviso equamente il potere. Così facendo inventarono la prima democrazia del mondo. Gli Spartani attaccarono Atene, ma gli Ateniesi si difesero strenuamente e li obbligarono a ritirarsi. In questo modo ebbe inizio una rivalità che avrebbe diviso le due potenze per secoli.

La Grecia classica (510 a.C.-323 a.C.)

Il periodo noto come "Grecia classica" ha inizio quando gli Ateniesi rovesciano il loro ultimo tiranno e termina con la morte di Alessandro Magno. Nel periodo classico si assiste a un colossale sviluppo dell'arte, dell'architettura, della letteratura, delle scienze e del pensiero politico, un'esplosione spettacolare di cultura e conoscenza. Ecco alcuni dei greci più noti di questo periodo: Leonida I, re di Sparta; Pericle, comandante ateniese; gli storici Erodoto e Senofonte; i filosofi Socrate, Platone e Aristotele; i drammaturghi e commediografi Euripide, Sofocle e Aristofane; il medico Ippocrate. Tutti questi grandi uomini hanno vissuto 2.500 anni fa, eppure li ricordiamo ancora. C'è un altro periodo storico che può vantare tanti grandi uomini, comparsi tutti insieme in un piccolo angolo del mondo?

Benché quest'era sia stata straordinaria per la cultura, non sono mancate le guerre sanguinose: in effetti, molti dei grandi dell'epoca hanno dedicato buona parte del loro tempo e della loro energia a uccidersi l'un l'altro. È interessante chiedersi se quest'età dell'oro abbia brillato tanto nonostante le continue guerre, o proprio a causa loro.

Le guerre persiane

All'inizio del V secolo a.C., le città greche sulla costa dell'Anatolia (Ionia) erano sotto il dominio dei Persiani, un vasto e potente impero che si estendeva verso sud-est. Nel 499 a.C. si ribellarono. Nonostante l'aiuto di molte città greche dell'entroterra, non poterono resistere alla violenta risposta persiana, e furono tutte riconquistate.

Sette anni dopo, nel 492 a.C., la Persia lanciò una grande campagna contro la Grecia per rappresaglia. L'invasione persiana era divisa in due grandi tronconi: un enorme esercito era accompagnato da una potente flotta che gli copriva i fianchi. L'esercito avanzò attraverso la Tracia e la Macedonia, ma in seguito al ferimento del suo generale si ritirò in Asia Minore.

Nel 490 a.C. la flotta persiana sbarcò un numero enorme di uomini (tra i 20.000 e i 100.000) nell'Attica. Gli invasori furono affrontati da un contingente greco molto più esiguo, composto forse da 9.000 soldati di Atene e 1.000 di Platea, che inflisse loro una sconfitta decisiva. Con questo i Greci si guadagnarono una decina d'anni di pace.

Nel 480 a.C. il re persiano Serse lanciò un'altra enorme offensiva alla Grecia, forte stavolta di quasi 300.000 uomini. Quest'armata sconfinata ebbe presto ragione delle città della Grecia centrale, proseguendo inesorabile la marcia verso Atene. Alle Termopili gli invasori incontrarono un piccolo gruppo composto più che altro da Spartani; i difensori lottarono tenacemente fino all'ultimo uomo, dando agli Ateniesi il tempo di evacuare la città. Ora i cittadini di Atene non avevano più casa, ma disponevano ancora della loro potente flotta, che riuscì a sconfiggere le navi persiane e a tagliare i rifornimenti all'esercito nemico. Nel giro di un anno gli Spartani raccolsero un grande esercito che attaccò gli invasori distruggendoli.

Nel 478 a.C. gli Ateniesi tornarono nella loro città semidiroccata e cominciarono la ricostruzione. Poco dopo formarono un'alleanza con diverse città-stato isolane, chiamata Lega di Delo, che riuscì a tener lontane per sempre le navi persiane dal Mar Egeo.

La guerra del Peloponneso

Dopo la sconfitta della Persia gli Ateniesi cominciarono a chiedere agli altri membri della Lega di Delo grandi somme di denaro con cui intendevano ricostruire la città. Dato che la flotta Ateniese era di gran lunga la più potente, le città-stato dovettero per forza acconsentire. Atene divenne più ricca e potente di quanto fosse mai stata nella sua storia: la Lega di Delo era ormai sotto tutti gli aspetti, tranne il nome, una specie di "impero ateniese".

Allarmata, Sparta formò la Lega del Peloponneso con altre potenze di terra come Corinto e l'Elide. Nel 458 a.C. tra la Lega di Delo e quella del Peloponneso scoppiò la guerra. Il conflitto si trascinò in modo inconcludente per parecchi anni finché finalmente nel 445 fu firmato un trattato di pace. La pace durò fino al 431 a.C., quando le due fazioni tornarono a scontrarsi.

Ancora una volta la guerra durò per decenni. Le forze spartane invasero l'Attica e assediarono Atene; la città cadde preda di una letale pestilenza che uccise migliaia di cittadini, tra cui il grande comandante Pericle. Ma Atene riuscì a resistere e a respingere gli Spartani. La flotta ateniese continuò a impegnare con ripetuti attacchi le coste nemiche e gli alleati della Lega del Peloponneso oltremare, riducendo ai minimi termini il suo tesoro e i suoi approvvigionamenti. Nessuna delle due parti riuscì a conquistare un vantaggio decisivo, così nel 421 a.C. fu stipulato un nuovo trattato di pace.

La pace di Nicia durò sei anni. Nel 415 Atene lanciò una grande invasione della Sicilia, dove c'erano molte città alleate della Sparta. L'attacco si risolse con un fallimento catastrofico: alla fine l'esercito ateniese fu spazzato via e la flotta fece quasi la stessa fine. Ora Atene era praticamente indifesa, a terra come in mare.

Nel 405 la marina spartana (con l'aiuto dei Persiani) sconfisse quella ateniese, cingendo la città con un blocco navale impenetrabile. Ridotta alla fame e senza speranze di ricevere aiuto dall'esterno, Atene capitolò. Gli Spartani vittoriosi le imposero pesanti sanzioni, spogliandola di tutte le colonie oltremare e proibendole di ricostruire la flotta.

Filippo II e Alessandro di Macedonia

Le città-stato della Grecia meridionale erano fortemente indebolite da decenni di lotta brutale, così il centro del potere si spostò verso nord, in Macedonia. Nel 338 Filippo II condusse un'armata a sud accompagnato dal figlio sedicenne Alessandro, che si era già cimentato sul campo di battaglia conducendo un piccolo esercito macedone in Tracia per sedare una rivolta. Dopo aver battuto facilmente alcuni avversari minori, Filippo e Alessandro sconfissero in modo decisivo un esercito combinato di Tebani e Ateniesi alla battaglia di Cheronea. A questo punto i Macedoni si rivolsero a Corinto, che si arrese senza combattere.

Filippo si preparò a lanciare una massiccia invasione della Persia con un grande esercito composto da Macedoni e altri guerrieri greci. Tuttavia fu assassinato nel 336 a.C. All'età di 20 anni Alessandro fu proclamato re della Macedonia.

Alla notizia della morte di Filippo le città-stato della Grecia meridionale tentarono di ribellarsi, ma Alessandro si mosse rapidamente verso sud con 3.000 cavalieri e ne ottenne subito la resa. Fatto questo si rivolse a nord, nei Balcani, dove con una campagna-lampo sconfisse diversi nemici che avevano eserciti molto più numerosi del suo.

Mentre era così impegnato, numerose città-stato (tra cui Tebe e Atene) si rivoltarono ancora una volta. Per tutta risposta Alessandro rase al suolo e bruciò Tebe, vendendo come schiavi la maggior parte dei suoi abitanti. Atene capitolò immediatamente e implorò la misericordia del re macedone. Il giovane condottiero aveva mostrato di che pasta era fatto: le città-stato greche non gli avrebbero mai più dato problemi.

La conquista della Persia

Nel 334 Alessandro guidò un esercito di 40.000 greci al di là dell'Ellesponto, in territorio persiano. I particolari della sua straordinaria campagna sono descritti altrove in questa Civilopedia (v. Alessandro Magno); qui basterà ricordare che in soli dieci anni conquistò tutta l'Asia Minore, la Persia, l'Egitto e parte dell'India occidentale. Alessandro morì nel 323 a.C. all'età di 32 anni, lasciando un impero frantumato nelle mani dei suoi generali e dei loro figli.

Dopo Alessandro

Dopo la sua morte la Grecia non restò unita. Le poleis tornarono alle loro diatribe, dopodiché caddero una dopo l'altra sotto il controllo di Roma, la potenza emergente proveniente da ovest. Nel 146 a.C. la Macedonia era diventata una provincia romana e il resto della Grecia cadde nel corso del secolo successivo.

Nel 330 d.C. l'impero bizantino sostituì i Romani nel dominio sulla Grecia. Questa situazione durò più di 1.000 anni, dopodiché Bisanzio fu soppiantata dall'impero ottomano. Gli Ottomani controllarono la Grecia dalla metà del XV secolo fino all'inizio dell'Ottocento. Il paese riguadagnò finalmente l'indipendenza nel 1829, quasi 1850 anni dopo la conquista romana.

Fattoidi Greci

Nessun punto della Grecia dista dal mare più di 136 km.

L'inno nazionale greco è composto da 158 strofe; oggi come oggi non è nota alcuna persona che le abbia memorizzate tutte.

In Grecia, il modo tradizionale di proporre il matrimonio a una ragazza consisteva nel lanciarle una mela.