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Storia

Invasione, occupazione, spartizione, ribellione e rinascita: questo ciclo ha caratterizzato nell'ultimo millennio la storia tragica e trionfante della Polonia. Posta tra il Mar Baltico a nord e i Carpazi a sud, la pianura polacca è servita da punto d'ingresso per l'invasione del cuore dell'Europa da est e di grandi aree della Russia da ovest. La Polonia ha assunto un'identità etnica e una politica omogenea a metà del X Secolo d.C., con la dinastia dei re Piasti; la sua storia moderna iniziò nel 966 quando il primo re dei Piasti, Miecislao I, si convertì al cristianesimo. Per i secoli successivi il paese conobbe alterne fortune per mano dei potenti vicini e degli invasori, dai Cavalieri Teutonici tedeschi all'Orda d'Oro mongola, fino alle forze dell'Unione Sovietica. Ma anche nei momenti di crisi nazionale gli ideali polacchi di rivoluzione e d'indipendenza rimasero forti. Questi ideali, portati all'estero da polacchi espatriati come Pulaski e Kosciuszko, ispirarono le rivoluzioni americana e francese. La costituzione polacca del 1791, la più antica d'Europa, incorporò quegli stessi ideali democratici. Ristabilita come nazione libera nel 1918, la Polonia è stata straziata da due guerre mondiali: si può ben dire che nel XX Secolo pochi popoli hanno sofferto quanto i polacchi. Dopo mezzo secolo di regime totalitario come satellite comunista, nel 1980 il movimento di Solidarnosc ("solidarietà") ha guidato la sua ennesima trasformazione in stato sovrano. All'inizio del XXI Secolo la Polonia è una democrazia progressista con un'economia di mercato, membro importante della NATO e dell'Unione Europea.

Clima e territorio

La Polonia è una terra di straordinaria bellezza, ricca di grandi foreste (che coprono circa il 30,5% del paese), grandi fiumi (i più famosi sono la Vistola e l'Oder) e vaste pianure. Si trova al centro dell'Europa e si può dividere in quattro aree territoriali: a sud ci sono i monti Tatra, che fanno parte dei Carpazi (il picco più alto arriva a 2.655 metri), poco più a nord c'è un'area collinosa, a cui fanno seguito le pianure centrali che formano il cuore del paese; infine, a ridosso del Baltico si alternano basse dune e terreni paludosi. Le grandi glaciazioni che hanno plasmato il territorio polacco hanno anche lasciato in eredità alle sue pianure una delle terre più fertili del mondo. La Polonia ha una densità di laghi tra la più alta al mondo: ne ha quasi diecimila, tanto che in Europa è seconda solo alla Finlandia. Il clima è ovunque temperato, con precipitazioni tutto l'anno, benché l'inverno tenda a essere più asciutto dell'estate. Il terreno ubertoso e il clima mite ne fanno una vera e propria potenza agricola: la Polonia è uno dei maggiori produttori mondiali di barbabietola da zucchero e grano triticale, prima in Europa per segale e patate. Per questo è stata definita "granaio dell'Unione Europea".

La fondazione della Polonia

Lontane dalle civiltà dell'antico Mediterraneo e del Medio Oriente, le popolazioni della Polonia attraversarono le età della pietra, del bronzo e del ferro in relativo isolamento. I primi insediamenti risalgono approssimativamente a 7.500 anni fa. Gli slavi che si trasferirono nella regione facevano parte dei popoli della grande migrazione che ebbe luogo poco prima della fine dell'Impero Romano d'Occidente. Inizialmente formarono organizzazioni tribali che poi si unirono progressivamente dando origine a piccoli regni. Da uno di questi proveniva Miecislao, il primo sovrano di "Polani" citato dalle fonti storiche.

Secondo un resoconto semi-leggendario la tribù dei Polani, concentrata intorno alla colonia fortificata di Gniezno, era comandata da Miecislao, che aveva stretto forti legami con le tribù dei Vistolani che vivevano intorno a Cracovia. Quando la Grande Moravia, di cui i Vistolani facevano parte, fu distrutta dai Magiari intorno al 960 d.C., Miecislao unì Polani e Vistolani e fondò la dinastia dei Piasti. Convinto dai missionari romano-cattolici boemi, Miecislao nel 966 si convertì al cristianesimo e venne battezzato; nonostante qualche disputa, la maggioranza degli studiosi è d'accordo nel ritenere questa come la data di nascita della moderna Polonia.

I Piasti

Sotto una serie di capaci successori di Miecislao I, i Polani si convertirono al cristianesimo, crearono un forte regno e integrarono la Polonia nella civiltà europea. Suo figlio Boleslao I instaurò un'organizzazione ecclesiastica polacco-cattolica; la sua autorità secolare venne riconosciuta dall'imperatore del Sacro Romano Impero. Ciò portò alla sua incoronazione nel 1025, facendo di lui il primo "Re di Polonia". Alla fine del secolo la Polonia si era espansa dal Baltico ai Carpazi, definendo quelli che costituiscono i suoi confini storici. Ma alla morte di Boleslao III nel 1138 il regno, che non aveva stabilito una tradizione di primogenitura, venne suddiviso tra i suoi numerosi figli. La frammentazione che ne risultò condusse a continui conflitti interni e pressioni esterne per tutto il XII e XIII Secolo.

Ladislao I (1261-1333 d.C.), detto "il Breve", un duca minore del lignaggio dei Piasti, dedicò la sua vita a riunificare il regno. Per difendere la Polonia intraprese crociate contro i pagani lituani e mongoli e andò in guerra contro i cavalieri teutonici per scacciarli dal paese. Dopo la morte di Ladislao salì al trono il suo abile figlio Casimiro III, che successivamente si meritò l'appellativo de "il Grande". Casimiro da un lato consolidò le conquiste del padre con un'astuta diplomazia e brevi guerre vittoriose, dall'altro fece della Polonia un centro culturale e commerciale. Sotto il suo dominio le dimensioni del regno furono più che raddoppiate, l'economia e il sistema legale riorganizzati e fu istituita la prima università della Polonia. Sotto il governo liberale di Casimiro, la Polonia diventò il paradiso dei diseredati e dei perseguitati: molti tedeschi si trasferirono nelle città polacche, rifugiati armeni e slavi nelle pianure rurali, mentre migliaia di ebrei si stabilirono e prosperarono in tutto il paese. Ma Casimiro il Grande non aveva eredi maschi e, quando morì nel 1370, fu l'ultimo dei re Piasti.

La dinastia degli Jagelloni

Casimiro aveva designato come successore il nipote, Luigi I d'Ungheria: il suo regno in Polonia fu breve e tranquillo. Dopo la morte di Luigi, nel 1382, i nobili polacchi scelsero come regina la giovane figlia Edvige. Quattro anni dopo i nobili elessero re il granduca di Lituania Jogalia (conosciuto in Polonia come Ladislao Jagellone) che aveva sposato Edvige e si era convertito al cattolicesimo. Ladislao II decise di andare in aiuto dei lituani, impegnati da tempo in una feroce guerra con i cavalieri teutonici, e nel 1401 fece entrare la Polonia nel conflitto. Nel luglio 1410 a Grunwald, dopo una delle battaglie più sanguinose del Medioevo, l'esercito costituito dall'unione delle forze lituane e polacche ottenne una vittoria così schiacciante che l'Ordine Teutonico fu praticamente annientato e quasi tutti i suoi leader uccisi o fatti prigionieri. La vittoria assicurò il trono a Ladislao e istituì la dinastia degli Jagelloni.

I sovrani Jagelloni passarono i decenni successivi in guerra contro i loro avidi vicini, i rinati cavalieri teutonici, il duca di Prussia, i regni di Boemia e Ungheria, il Granducato di Mosca e, a sud, i turchi ottomani e i tartari della Crimea: questi ultimi lanciarono ben 75 incursioni tra il 1474 e il 1569. In generale i re polacchi furono in grado di proteggere i confini e l'autorità del paese per tutta la dinastia.

Più significativi e duraturi dei successi militari furono i cambiamenti sociali e scientifici avvenuti sotto gli Jagelloni. Nel 1505, con un significativo passo verso la democrazia, l'atto di Nihil Novi trasferì la maggior parte del potere legislativo dal monarca al Sejm, un parlamento composto dalla nobiltà polacca. I movimenti della riforma protestante, in special modo quello guidato da John Hus di Boemia, riuscirono a ottenere un certo seguito nella cattolica Polonia e portarono all'emanazione di leggi in favore della tolleranza religiosa. Gli ideali del Rinascimento spronarono i re Sigismondo I e Sigismondo II a promuovere le arti e la cultura polacche, che fiorirono per tutto il Cinquecento. Nel 1543, proprio nell'anno della sua morte, venne pubblicata l'opera epocale dell'astronomo polacco Niccolò Copernico che affermava la tesi eliocentrica, che vede il sole al centro del nostro sistema.

La confederazione polacco-lituana

Spronato dal nazionalismo, dai principi democratici e dal timore di minacce esterne, nel giugno del 1569 il Sejm varò un atto che istituiva la Confederazione polacco-lituana, uno stato federale con una monarchia elettiva, ma governato essenzialmente dalla nobiltà tramite assemblee locali e un parlamento centrale. A luglio, Sigismondo II, che era l'ultimo della dinastia degli Jagelloni e non aveva figli, accettò l'atto e lo firmò. Benché la confederazione abbia portato a un periodo di stabilità e prosperità e alla diffusione della cultura occidentale in paesi come l'Ucraina e la Russia occidentale, essa stessa si trovò continuamente coinvolta in conflitti con la Russia, la Svezia, gli ottomani e i cosacchi insorti. Il costo di queste guerre, in particolare la Grande Guerra del Nord (1700-1721), e una successione di re incompetenti, lasciarono la nazione disperatamente bisognosa di riforme politiche interne. Verso la metà del XVIII Secolo il Sejm intraprese riforme commerciali, militari, sociali e scolastiche, compresa l'istituzione nel 1773 della Commissione d'Educazione Nazionale, il primo ministero dell'istruzione in Europa.

L'epoca delle spartizioni

Questi sforzi riformatori minacciavano di riportare la Polonia all'antica gloria e spinsero le vicine nazioni in espansione a intervenire. La prima spartizione della Polonia risale al 1772, quando Russia, Austria e Prussia occuparono porzioni del paese. La seconda spartizione avvenne dopo la breve guerra russo-polacca: Prussia e Russia spogliarono la Polonia di una porzione tale di territorio da lasciarla incapace di sostenersi economicamente e militarmente. Nel 1795, con la terza spartizione, Austria, Russia e Prussia acquisirono gli ultimi possedimenti della nazione e l'indipendenza polacca ebbe fine.

Dal 1772 al 1918 la Polonia fu un paese occupato, con brevi periodi di relativa autonomia. Nel 1807 l'imperatore Napoleone creò un libero Ducato di Varsavia, ma dopo le guerre napoleoniche il Congresso di Vienna suddivise ancora la Polonia tra i paesi vincitori. I decenni di spartizione furono caratterizzati da numerose insurrezioni polacche per l'indipendenza: le più importanti furono quella del novembre 1830 e del gennaio 1863, entrambe rivolte a ottenere la libertà delle zone sotto la dominazione degli zar russi. Malgrado l'oppressione, la Polonia trasse profitto dall'industrializzazione e dalle modernizzazioni promosse dalle potenze occupanti, in particolar modo nelle zone sotto l'amministrazione relativamente illuminata della Prussia. Questa modernizzazione forzata avrebbe portato nel XX Secolo la Polonia a essere economicamente e politicamente autosufficiente. Nondimeno il controllo russo e, in misura minore, quello austriaco e prussiano furono fragili e difficoltosi; come scrisse il compositore Wybicki, la cui mazurka del 1797 sarebbe diventata nel 1927 l'inno polacco: "La Polonia non è ancora scomparsa...".

Dall'indipendenza alla Cortina di ferro

Poco dopo l'armistizio del novembre 1918, cogliendo l'opportunità data dalla Rivoluzione Russa, i nazionalisti polacchi dichiararono la creazione della Seconda Repubblica di Polonia. Gli alleati avevano già concordato la ricostituzione della Polonia nel tredicesimo dei famosi Quattordici Punti del presidente americano Wilson. La guerra sovietico-polacca del 1919-1921 obbligò la Russia di Lenin ad accettare la libertà della Polonia (e fermò l'avanzata del comunismo in Europa). Ma la minaccia dei regimi totalitari in Russia e in Germania, insieme alla depressione mondiale, portò al potere i nazionalisti di destra del movimento Sanacja (Risanamento) e il governo diventò sempre più autoritario.

Il movimento Sanacja controllò la Polonia fino all'invasione nazista del 1939 che portò allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Grazie a un accordo con la Russia di Stalin, la Wehrmacht di Hitler schiacciò rapidamente quello che Winston Churchill avrebbe dichiarato essere il "primo alleato". L'occupazione tedesca e russa fu brutale ed efficiente; tra tutte le nazioni coinvolte nella guerra, la Polonia subì la più alta percentuale di perdite umane, più di sei milioni, circa un quinto della popolazione antecedente alla guerra, la metà dei quali ebrei polacchi. L'invasione tedesca dell'Unione Sovietica portò alla "liberazione" della Polonia da parte dell'esercito russo, che però si sarebbe dimostrato riluttante ad andarsene. Su insistenza di Stalin, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti sancirono la creazione di un governo di coalizione provvisorio filo-comunista. Nel 1952 venne ufficialmente proclamata la Repubblica Popolare di Polonia, che acquisì subito un ruolo centrale nella Cortina di Ferro e durante la Guerra Fredda fece parte del Patto di Varsavia.

Il dominio comunista fu molto duro e costoso per la Polonia. Nonostante la vasta opposizione internazionale, alcune parti orientali del paese furono cedute permanentemente all'Unione Sovietica. La politica di repressione limitò ogni aspetto della vita polacca, dalla cultura alla religione, dai viaggi all'istruzione e alle iniziative economiche private. Le ricchezze naturali e l'industria della nazione furono depredate per il bene della Russia sovietica, lasciando una Polonia impoverita. Nonostante tutto ciò, la Polonia era considerata uno degli stati meno repressivi della Cortina di Ferro.

Una nuova libertà

Negli anni '80 le agitazioni dei lavoratori portarono alla fondazione del sindacato autonomo Solidarnosc (Solidarietà), che con il tempo diventò protagonista della vita politica polacca. Malgrado la persecuzione e l'imposizione della legge marziale, nella decade successiva il movimento sgretolò il predominio del partito comunista polacco. Mentre l'Unione Sovietica si dissolveva causando il collasso del regime comunista, Solidarnosc prosperò. Nel 1989 ebbe un ruolo importante nell'imposizione delle prime elezioni parlamentari libere (sebbene lo fossero solo parzialmente). L'anno successivo Lech Walesa, il candidato di Solidarnosc, vinse la presidenza; questo segnò a tutti gli effetti la fine del dominio russo e del governo comunista in Polonia. Rapidamente il governo retto da Solidarnosc restituì al popolo polacco le libertà civili e trasformò il socialismo polacco in un'economia moderna fondata sul mercato.

Dopo due generazioni con lo sguardo rivolto a est, la Polonia democratica ha ripreso il suo ruolo nella vita culturale, economica e politica dell'Europa. Nel 1999 è entrata nell'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (NATO) per garantire la sicurezza della regione. In seguito i polacchi hanno votato per entrare a far parte dell'Unione Europea, diventandone uno stato membro nel maggio 2004. Tornata alle proprie tradizioni di libertà, autonomia e tolleranza, la Polonia può ancora una volta godersi il suo ricco passato.

Fattoidi

Casimir Pulaski e Tadeusz Kosciuszko sono stati due patrioti polacchi che si sono battuti nella loro terra natia per resistere al dominio russo; ma furono anche patrioti americani, avendo servito entrambi come ufficiali dell'esercito continentale durante la Rivoluzione Americana. Pulaski morì nel 1779 durante la difesa di Savannah, mentre Kosciuszko, un ingegnere militare, sopravvisse al conflitto e divenne il primo polacco a ricevere la cittadinanza americana.

Frederic Chopin (1810-1849), il più grande compositore polacco, scrisse le sue prime composizioni (due polacche, appunto, in Sol minore e in Si bemolle maggiore) all'età di sette anni e completò le ultime delle sue 230 opere pubblicate a Parigi pochi mesi prima della sua morte.

"Przystanek Woodstock", un festival rock gratuito che dal 1995 si tiene tutti gli anni in varie località della Polonia, è stato definito "il più grande festival all'aperto del mondo": nel 2011 si stima che gli spettatori siano stati più di 700.000.