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Storia

La Polinesia è più una collezione di isole sparse che una civiltà omogenea, ma può vantare una ricca cultura e una storia affascinante. Mentre l'Europa si struggeva nei Secoli bui i polinesiani stavano già perfezionando l'arte di attraversare il vasto Pacifico con le loro piccole canoe di legno, orientandosi con le stelle, il tempo meteorologico e l'osservazione della fauna. Alla fine la maggior parte delle isole fu colonizzata dalle potenze europee, ma la cultura e i linguaggi antichi vennero fieramente protetti dai nativi per le generazioni future.

Geografia e clima

Polinesia è il nome generico assegnato alle isole che occupano una sezione centro-meridionale dell'Oceano Pacifico, nota anche come "triangolo polinesiano". La regione comprende più di 1000 isole abitate e confina a ovest con la Nuova Zelanda, a nord con le Hawaii e a est con l'Isola di Pasqua. Il nome fu introdotto nel 1756 dallo scrittore francese Charles de Brosses per far riferimento a tutte le isole del Pacifico, ma successivamente il suo ambito fu ristretto fino a coincidere con la definizione corrente.

Le isole sono di origine vulcanica. Molte vantano stupende spiagge bianche, foreste di palme e lagune di acqua cristallina: la quintessenza del paradiso marino. Il clima della Polinesia è tropicale, ma in molte isole i venti forti contribuiscono a mitigare la temperatura. Talvolta l'area è funestata dai tifoni, attivi da gennaio a marzo.

Storia antica: i primi coloni

La storia antica dei popoli polinesiani è ancora avvolta nel mistero, ma gli archeologi e gli antropologi sono concordi nel ritenere che l'insediamento originale nelle isole può essere spiegato da una delle tre possibili teorie.

La prima, il modello del "treno espresso", suggerisce che i colonizzatori si siano espansi avanzando da Taiwan verso ovest nel corso di un millennio, a partire da circa 3.000 anni fa. I nuovi venuti si sarebbero mescolati poco o nulla con i nativi già presenti nelle isole, e questo spiegherebbe le caratteristiche genetiche e linguistiche della Polinesia odierna. Le altre due teorie, corrispondenti ai modelli della "riva ingarbugliata" e della "barca lenta", descrivono una migrazione più lunga e complessa, che include diverse interazioni e miscugli con le popolazioni native, specificatamente melanesiane.

Il tempo impiegato dai colonizzatori per raggiungere i margini occidentali della Polinesia è ancora oggetto di ipotesi e studi, ma il cammino che hanno seguito è stato ricostruito con buona precisione. L'area più a nord, corrispondente alle Hawaii, è stata colonizzata intorno al 500 d.C., seguita dalla Nuova Zelanda nel 1000 d.C. La data esatta in cui i polinesiani hanno scoperto l'Isola di Pasqua è ancora dibattuta. Alcune fonti archeologiche suggeriscono che l'isola sia stata inizialmente colonizzata fra il 300 e il 500 d.C., ma di recente la data più probabile è stata spostata intorno all'800. Alcuni scienziati ritengono che l'isola non abbia conosciuto popolazione umana fino al 1200.

Esplorazione delle acque

Il triangolo polinesiano è molto vasto: ogni lato misura circa 6000 km. Per coprire simili distanze in mare aperto è necessario possedere una conoscenza straordinariamente approfondita della tecnologia navale e della navigazione, nonché una buona dose di coraggio. I navigatori imparavano a orientarsi osservando tra le altre cose il movimento di alcune specifiche stelle, il tempo meteorologico, il comportamento della fauna locale e la direzione delle onde oceaniche. Queste conoscenze erano un segreto gelosamente custodito dalle famiglie di navigatori, trasmesso oralmente da una generazione all'altra. Per facilitare le lunghe traversate i navigatori svilupparono anche gli stabilizzatori esterni delle canoe, rendendole capaci di affrontare il grande oceano. Molte di queste tecniche e conoscenze sono ancor oggi trasmesse e utilizzate dai marinai della Polinesia moderna.

Collegamenti con le Americhe

I colonizzatori polinesiani sono giunti sulle rive delle isole Hawaii intorno al 500 d.C., sebbene alcune prove suggeriscano che i primi contatti fossero avvenuti già intorno al 300 d.C. I primi abitanti provenivano con ogni probabilità dalle isole Marchesi, che si trovano 6.000 km più a sud. Intorno all'XI secolo arrivò una seconda ondata di immigranti da Raiatea e Bora Bora, e forse addirittura da Tahiti. Alcuni archeologi preferiscono la teoria tahitiana perché un'antica leggenda locale parla di un uomo chiamato Pa'ao, un personaggio che si può certamente far risalire alla cultura di Tahiti. Questi storici sostengono che la seconda ondata di coloni da Tahiti abbia portato la dinastia dei grandi capi, il sistema di leggi Kapu e la pratica dei sacrifici umani.

Esistono anche prove che suggeriscono che i polinesiani, una volta scoperte queste nuove isole, siano tornati indietro attraverso il Pacifico diffondendo la fauna e la flora americane in tutta la regione. Per fare un esempio, quando i primi viaggiatori europei sono venuti a contatto con la Polinesia, hanno constatato che la patata dolce - una pianta nativa dell'America - era presente in tutte le isole.

Arrivano gli europei

La Polinesia aveva vissuto in relativo isolamento fino all'arrivo delle potenze europee, in costante ricerca di nuove terre e rotte commerciali. Molte isole entrarono in contatto con gli europei - esploratori o missionari religiosi - intorno alla metà del '500. Nell'Ottocento le potenze coloniali, come Francia, Inghilterra e Stati Uniti, cominciarono a imporre con la forza il loro dominio sulle isole abitate, dichiarandole protettorati o territori dei rispettivi imperi. In questo periodo solo poche isole, come le Hawaii, riuscirono a rimanere indipendenti.

Presente e futuro

Nonostante l'ampiezza dell'oceano che separa le isole, i nativi della Polinesia condividono molti tratti culturali, religiosi e linguistici. Purtroppo molte popolazioni indigene, come i Maori, al giorno d'oggi sono solo una minoranza, mentre la popolazione è composta in maggior parte da persone di origine europea. Tuttavia la maggior parte dei nativi si sforza di mantenere intatta la propria cultura e il proprio linguaggio, e spesso vengono intraprese efficaci campagne per la conservazione e rivitalizzazione delle antiche usanze.

Fattoidi polinesiani

La parola "tatuaggio" ha avuto origine a Tahiti e deriva dal nome del dio locale Tohu, un maestro di pittura che ha colorato tutti i pesci dell'oceano.

Lo scrittore Robert Louis Stevenson si innamorò dell'isola di Samoa, in cui passò gli ultimi anni della sua vita.

L'arcipelago delle Hawaii rappresenta la più lunga catena di isole del mondo, con un'estensione di 2400 km da un capo all'altro.