Civilization V CIVILOPEDIA Online
Civiltà e leader
Cesare Augusto

Vissuto:

63 a.C. - 14 d.C.

Titoli:

Princeps

Civiltà:

Cesare Augusto
Leader dei Romani

Informazione sulla partita:

Gloria di Roma

+25% bonus per la production Produzione di edifici che esistono già nella capital capitale.

Storia

Nato Gaio Ottavio, Augusto sarebbe diventato il primo (e forse il più grande) degli imperatori romani. Augusto pose fine a un secolo di guerre civili e diede inizio a 200 anni di "Pax Romana" in cui l'impero conobbe un'età aurea dal punto di vista letterario e culturale.

La giovinezza

Ottaviano nacque nel 63 a.C. Suo padre (anch'egli chiamato Gaio Ottavio) era un membro rispettabile ma modesto dell'ordine equestre. Sua madre, tuttavia, era nipote di Giulio Cesare. Il padre di Ottaviano morì quando lui aveva solo quattro anni, così il bambino crebbe nella casa del patrigno Lucio Marcio Filippo.

A quindici anni indossò la "toga virilis", simbolo dell'età adulta, e fu eletto nel collegio dei pontefici. Nel 46 a.C. si unì a Giulio Cesare durante la sua ultima campagna in Spagna. In Spagna impressionò tanto il grande generale che Cesare cambiò il testamento per fare di Ottaviano il suo erede.

Morte di Giulio Cesare

Quando Cesare fu assassinato (il giorno delle Idi di marzo del 44 a.C.), tutte le ricchezze che aveva accumulato nella vita passarono al diciottenne Ottaviano. Al momento dell'assassinio di Cesare, Ottaviano si trovava nell'odierna Albania con i suoi soldati. Alla notizia della sua morte si precipitò in Italia e radunò un esercito formato dai veterani di Cesare, guadagnandosi la loro fiducia grazie al fatto che era il suo erede designato. Giunto a Roma, Ottaviano si alleò con Marco Antonio e Marco Lepido per formare quello che è stato chiamato il "Secondo Triumvirato" e dare la caccia agli assassini di Cesare, Marco Bruto e Gaio Cassio. Le armate di Ottaviano e Antonio raggiunsero Bruto e Cassio in Grecia, sconfiggendoli a Filippi nel 42 a.C. Entrambi i cesaricidi si uccisero dopo la sconfitta.

Antonio e Cleopatra

Per rinforzare l'alleanza Antonio sposò la sorella di Ottaviano, Ottavia, e i due generali si divisero i territori romani. Ottaviano prese l'occidente, Antonio l'oriente, dove più tardi fu coinvolto in una relazione compromettente con Cleopatra, sovrana d'Egitto. Ottaviano considerò il comportamento di Antonio un insulto nei confronti della sorella e della sua stessa famiglia, così i rapporti tra i due si inasprirono. Mentre Antonio si godeva i piaceri dell'Egitto, a Roma Ottaviano rafforzava la sua posizione politica e il suo esercito. I due entrarono infine in guerra e nel 31 a.C. Ottaviano sconfisse le forze di Antonio e Cleopatra nella battaglia navale di Azio. I due amanti furono inseguiti fino in Egitto, dove si uccisero entrambi.

Ottaviano diventa Augusto

Ottaviano era così diventato il padrone indiscusso di Roma. Rinunciò al potere assoluto restituendolo al Senato, di cui molti membri erano suoi alleati: in cambio il Senato lo proclamò "Augusto" (colui che porta ricchezza e benessere), ricoprendolo di onori. Cosa ancora più importante, Ottaviano ricevette i poteri di console, tribuno e censore, poteri che fino ad allora non erano mai stati consegnati nelle mani della stessa persona. Tutti i poteri di governo rimasero ufficialmente al Senato, ma poiché Ottaviano lo controllava, si trattava in realtà di un espediente per salvare le apparenze. Nonostante godesse in pratica dei poteri di imperatore, Augusto preferì definirsi "Principe" o "primo cittadino", probabilmente per non inimicarsi ulteriormente i pochi repubblicani rimasti a Roma.

Augusto a casa

Augusto governò per oltre 40 anni in pace e prosperità, e ciò fu un vero sollievo dopo quasi un secolo di guerre civili. Inoltre avviò un grandioso programma edilizio nella Città Eterna, costruendo un nuovo Senato e grandiosi templi per Apollo e il "Divo Giulio" (il prozio morto). In seguito Augusto poté affermare a pieno titolo di "aver trovato una Roma di mattoni e aver lasciato una Roma di marmo". Molti tra gli artisti e i letterati romani più famosi crearono i loro capolavori sotto il suo patrocinio: tra essi vi sono Virgilio, Ovidio, Orazio e Tito Livio.

Espansione romana

Anche i generali di Augusto riportarono grandi successi; per loro fu un sollievo rivolgere finalmente le forze al loro comando contro nemici esterni anziché combattersi l'un l'altro. I confini di Roma furono estesi fino al Danubio; il nord della Spagna fu finalmente soggiogato e in Oriente l'Armenia fu pacificata.

Durante il suo regno Augusto patì comunque due significative sconfitte. Nel 15 a.C. il governatore della Gallia, Marco Lollio, fu sconfitto da una confederazione di Sigambri, Tencteri e Usipeti che avevano attraversato il Reno. Gli insediamenti romani in Gallia non subirono danni permanenti, tanto che Svetonio definì questa sconfitta "più umiliante che grave".

La seconda sconfitta, tuttavia, ebbe una portata molto diversa. Nel 9 d.C. Publio Quintilio Varo, governatore della Germania, guidò tre legioni oltre il Danubio spingendosi in profondità nei territori controllati dai barbari. Lì fu sorpreso da una tribù di germani Cherusci che dopo tre giorni di battaglia riuscirono a catturare o uccidere ogni singolo soldato. Varo stesso si tolse la vita; i vincitori inviarono la sua testa in Boemia come regalo a Maroboduo, re dei Marcomanni.

Quando la notizia della catastrofe lo raggiunse, Augusto inviò truppe nella città per prevenire rivolte. Inoltre prolungò le cariche dei governatori nelle province per assicurarsi la presenza di generali esperti nel caso in cui le popolazioni assoggettate si fossero ribellate. Infine dedicò giochi fastosi a Giove per assicurarsi il favore divino verso l'impero. È chiaro che Augusto rimase profondamente scosso da questa sconfitta. Racconta Svetonio che "per molti mesi Augusto fu così avvilito da lasciarsi crescere la barba e i capelli, sbattendo di tanto in tanto la testa contro una porta e gridando: Quintilio Varo, rendimi le mie legioni!"

Fortunatamente i germani assoggettati non si ribellarono e l'impero sopravvisse alla catastrofe senza conseguenze a lungo termine.

Il giudizio della Storia

Alla morte di Augusto, nel 14 d.C., un ritorno al sistema repubblicano era impensabile. Gli succedette pacificamente l'imperatore Tiberio.

Durante il lungo regno di Augusto la civiltà romana fiorì e l'impero arrivò a dominare tutto il Mediterraneo. Le politiche instaurate funzionarono così bene che Roma avrebbe continuato a regnare sul mondo conosciuto per quasi due secoli senza guerre di grande entità o altre minacce significative. Pochi condottieri nella storia del mondo possono vantare un'impresa simile.