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Civiltà e leader
Shaka

Vissuto:

Dal 1787 circa al 1828

Titoli:

Capitano degli Zulu

Civiltà:

Shaka
Leader del regno Zulu

Informazione sulla partita:

Iklwa

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Storia

"Colpisci il tuo nemico una volta per tutte. Che la sua tribù cessi di esistere, o ti salterà ancora alla gola". Secondo il diario di H.F. Flynn, questo fu l'ordine che Shaka inviò al suo alleato Dingiswayo riguardo a un nemico sconfitto: anche se fossero apocrife, queste parole senza dubbio riassumerebbero perfettamente la sua filosofia. Figlio illegittimo di un capo tribù, nel 1816 Shaka kaSenzangahona spodestò il suo fratellastro e rivendicò la leadership degli Zulu: a lui si attribuisce l'unificazione delle numerose tribù Nguni in un unico regno. Per le sue riforme e innovazioni è stato considerato un genio militare, ma allo stesso tempo criticato per la brutalità del suo comando. Quale che sia il giudizio, Shaka pose le basi di un grandioso stato Zulu. Al momento del suo assassinio, nel 1828, gli Zulu furono in grado di sfidare gli europei per il controllo dell'Africa meridionale.

Giovinezza

La vita di Shaka è avvolta in una nube di leggende e invenzioni, ma sappiamo con certezza che fu il figlio illegittimo di Senzangahona, capo dell'insignificante tribù Zulu, che contava meno di 1.500 persone. La madre di Shaka, Nandi, era la figlia di un defunto capotribù dei Langeni. Malgrado avesse inizialmente cercato di negare la sua paternità, Senzangahona in seguito sposò Nandi, facendone la sua terza moglie. Il loro rapporto però fu tormentato e alla fine il capo degli Zulu esiliò Nandi e Shaka. I due vagabondarono fino al 1803, quando trovarono rifugio presso i Mtetwa e il loro capo Dingiswayo.

Sotto la protezione di Dingiswayo, Shaka diventò un giovane guerriero alto, forte, intrepido e coraggioso. A 23 anni fu posto al comando di un reggimento dell'esercito di Dingiswayo. Grazie alle sue imprese e alle sue capacità, Shaka fece una rapida carriera, fino a diventare uno dei comandanti più importanti al servizio del capo. Shaka aggiornò l'armamento della sua unità, sostituendo il giavellotto leggero dei Mtetwa con una lancia corta dotata di una larga lama (il famoso assegai) e un grande scudo di cuoio.

Alla morte del padre di Shaka, intorno al 1816, Dingiswayo diede al suo protetto il supporto militare necessario per spodestare e assassinare il fratellastro Sigujana e proclamarsi capo degli Zulu. L'azione fu relativamente incruenta e gli Zulu accettarono senza riserve Shaka, che giurò di restare vassallo dei Mtetwa. Come favorito del capo tribù gli fu concessa un'eccezionale libertà di espandere i suoi territori mediante la conquista e l'assimilazione delle tribù vicine. Nel 1817 Shaka aveva già a disposizione un esercito di 2.000 guerrieri e si era assicurato la posizione di vassallo più importante di Dingiswayo.

Regno

Secondo la leggenda, nell'ultima battaglia di Dingiswayo contro Zwide dei Ndwandwe, Shaka ritardò di proposito l'arrivo delle sue truppe (e ne preservò l'incolumità) finché Dingiswayo fu sconfitto e ucciso. Approfittando del vuoto di potere, Shaka cominciò a conquistare e assimilare le piccole tribù vicine con brutale efficienza. In pochi anni Qwabe, Hlubi e Mkhize furono assimilati all'impero Zulu; con la diplomazia Shaka portò sotto il suo comando anche Sithole e Thuli. Nel 1824 disponeva ormai di un esercito di 20.000 guerrieri, ben addestrati a seguire le sue tattiche e strategie.

Preoccupato dalla crescita della potenza Zulu, Zwide mosse guerra a Shaka. La prima invasione Ndwandwe fu respinta a Gqokli Hill grazie alla strategia difensiva di Shaka e alla sua tattica superiore. Nel 1819 Zwide inviò una seconda spedizione contro gli Zulu: continuando ad arretrare, Shaka attirò i nemici ammassati all'interno del proprio territorio, finché giunti al fiume Mhlathuze scagliò i suoi reggimenti contro l'esausto Ndwandwe e i suoi alleati. Il risultato dei due giorni di battaglia fu una decisiva disfatta degli invasori; le tribù Ndwandwe, Jere, Maseko e Msene furono praticamente annientate.

Quando nel 1824 i primi commercianti bianchi raggiunsero la costa dell'Africa sudorientale, Shaka controllava un impero che si estendeva su tutta la costa e nell'entroterra. Shaka concesse ai commercianti bianchi terre, un trattamento di favore e il permesso di costruire una base commerciale a Port Natal. Interessato ai vantaggi del commercio, curioso nei confronti della loro tecnologia e cultura, Shaka si assicurò che non ci fossero conflitti seri fra gli Zulu e gli europei.

Assassinio

Nel 1828 Shaka era ormai un despota indiscusso, ma i suoi frequenti atti di crudeltà e il suo comportamento instabile stavano erodendo la devozione del suo popolo. Quando sua madre morì, nell'ottobre del 1827, Shaka inviò i reggimenti reali per obbligare i capi delle tribù vicine a grandi manifestazioni di dolore. Approfittando dell'assenza delle sue truppe più fedeli, nel settembre del 1828 la sua guardia del corpo Mbopha e i fratellastri Dingane e Mhlangana pugnalarono a morte Shaka vicino all'ikanda di Dukuza. Il corpo di Shaka fu gettato in una buca vuota per il grano, poi riempita di rocce e fango; il luogo esatto non è stato mai identificato con certezza.

Il giudizio della Storia

Quando morì, Shaka dominava vasti territori dell'Africa sudorientale, era il sovrano assoluto di più di 250.000 sudditi e possedeva un esercito di 40.000 guerrieri esperti. Si stima che la costruzione del suo impero avesse provocato la morte di circa 2 milioni di persone. Il suo regno è durato meno di 80 anni, ma Shaka ha comunque lasciato un segno duraturo nella storia dell'Africa. Oggi è onorato come il capo che ha forgiato lo spirito che ha permesso agli Zulu di resistere all'apartheid e di contribuire alla formazione del moderno Sudafrica.